Giornata Mondiale dell’Architettura: 3 prospettive su come la luce ispira e prevale

05.10.2026

  • Light & Learn

L’illuminazione in architettura va ben oltre il semplice rendere visibile uno spazio. La luce ci aiuta a percepire la materia, ci accompagna e influenza la nostra esperienza in quanto abitanti di questi spazi.

Nel corso della storia, si sono sviluppati diversi modi di costruire che hanno attraversato epoche differenti, influenzando ancora oggi il nostro modo di abitare gli spazi. Perché alcune opere architettoniche sono destinate a durare nel tempo? Come può l’illuminazione trascendere il passare degli anni?

In occasione della Giornata Mondiale dell’Architettura, abbiamo parlato con gli architetti Laura Moreno (Balzar Architects), Cristina Anglès Farré (L35 Architects) e Sergio Alfonso (Francesc Rifé Studio), tre studi diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa attenzione e dal medesimo rispetto per la luce. Attraverso le loro riflessioni, tracciamo un breve percorso che collega gli insegnamenti dell’architettura classica al modo contemporaneo di percepire lo spazio, con la luce come filo conduttore.

Per approfondire questa riflessione, ci siamo posti una domanda: quali progetti ispirano gli architetti quando pensano all’illuminazione?

Il Pantheon di Roma: quando la luce diventa architettura

L’ispirazione per Balzar Architects

Se si dovesse indicare un edificio capace di dimostrare il potere trasformativo della luce, per Laura Moreno, architetta di Balzar Architects, la risposta sarebbe immediata: il Pantheon di Roma.

Ciò che rende quest’opera un riferimento senza tempo è la radicale semplicità del suo approccio. Tutta l’illuminazione naturale dello spazio proviene da un’unica apertura circolare situata nella parte superiore della cupola. Senza finestre né altri elementi complementari, un solo gesto architettonico è in grado di introdurre il cielo, il trascorrere delle ore e i cambiamenti atmosferici all’interno dell’edificio.

Per lo studio, l’aspetto più affascinante del Pantheon è che la luce non agisce come una finitura né come un’installazione aggiunta in un secondo momento. È, direttamente, il materiale con cui il progetto è costruito.

Immagine: “Panteón de Agripa (Roma)” by David V.A. is licensed under CC BY-SA 2.0.

«Nel corso della giornata, un cerchio di luce solare entra e percorre le pareti e la cupola, trasformando così l’edificio in una sorta di orologio solare. Ogni volta che entri, lo trovi diverso.»

Laura Moreno

La luce come generatrice di calma

Questa visione influenza anche il loro modo di progettare gli spazi abitativi.

Attraverso l’illuminazione, lo studio Balzar cerca innanzitutto di trasmettere una sensazione di calma. Lontano dall’uniformità luminosa, sostiene spazi in cui convivano aree più illuminate e altre immerse nella penombra.

L’ombra, spiegano, fa anch’essa parte dell’architettura domestica. Dona profondità, intimità e benessere. Allo stesso modo, ritengono essenziale che la luce naturale permetta di percepire il trascorrere del tempo, dai cambiamenti della luce tra il mattino e il pomeriggio fino alle variazioni stagionali.

L’illuminazione artificiale segue la stessa filosofia: luce calda, discreta e attentamente integrata. La sua funzione non è competere con lo spazio, ma accompagnarlo e prolungarne l’atmosfera quando scende la notte.

A sintetizzare il loro pensiero, Balzar propone un’idea particolarmente rivelatrice: la luce migliore è quella che si percepisce prima ancora di essere vista.

«Vogliamo che la luce naturale cambi nel corso della giornata e dell’anno, e che chi vive lì lo percepisca senza nemmeno rendersene conto.»

Laura Moreno

L’architettura giapponese e il valore della penombra

L’ispirazione di L35 Architects

Per Cristina Anglès Farré, architetta socia di L35 Architects, il riferimento non si limita a un’opera specifica, ma abbraccia un’intera tradizione architettonica: l’architettura giapponese classica e, in particolare, la Villa Imperiale di Katsura, a Kyoto.

Ciò che trova ispirante è il modo in cui questa architettura interpreta la luce non come un elemento che semplicemente entra nell’edificio, ma come qualcosa che filtra, viene schermato e modulato con cura. Paraventi, porte scorrevoli e successive stratificazioni spaziali generano gradazioni, riflessi e ombre che arricchiscono l’esperienza architettonica.

Immagine:”Katsura Imperial Villa and Gardens, Kyoto” by np&djjewell is licensed under CC BY 2.0.

«È un’architettura in cui la penombra ha lo stesso valore della luce. Un’idea spiegata molto bene da Tanizaki nel suo libro Elogio dell’ombra.»

Cristina Anglès

In questo contesto, la penombra assume la stessa importanza della luce stessa. La luce non rivela tutto immediatamente, ma costruisce una relazione più lenta e sensibile con lo spazio.

Progettare atmosfere attraverso la luce

Ciò che continua ad affascinare Anglès è proprio questa capacità di generare atmosfere complesse attraverso l’equilibrio tra luce e oscurità.

L’illuminazione può dirigere l’attenzione verso un dettaglio specifico, un arredo o un elemento architettonico, mentre altri rimangono parzialmente nascosti. Questa strategia introduce profondità e sfumature, permettendo allo spazio di svelarsi gradualmente.

Un altro aspetto fondamentale è la temperatura della luce. L’illuminazione calda e diffusa, caratteristica di questi ambienti, non cerca di replicare la luce naturale, ma di offrire un’esperienza diversa e complementare.

Nei progetti di L35, l’illuminazione è intesa come uno strumento di progettazione architettonica capace di valorizzare materiali, funzioni e percorsi. Lo studio punta sempre più su soluzioni dinamiche e adattabili, in grado di rispondere ai diversi momenti della giornata e alle differenti modalità di vivere lo spazio.

«Ci interessa una luce che non si limiti a illuminare l’architettura, ma che ne faccia parte e contribuisca a costruirla.»

Cristina Angles

Nezu Museum: emozione, integrazione e ordine

L’ispirazione di Francesc Rifé Studio

Per Sergio Alfonso, architetto di Francesc Rifé Studio, uno dei riferimenti più stimolanti nell’ambito dell’illuminazione architettonica è il Nezu Museum, progettato da Kengo Kuma.

Lo studio sottolinea in particolare la capacità del progetto di costruire lo spazio attraverso la luce. Le griglie frangisole filtrano la luce naturale fino a ricreare un’atmosfera che ricorda quella di un bosco, mentre gli spazi espositivi concentrano la luce sulle opere e mantengono il resto dell’ambiente in una discreta penombra.

Immagine:”Nezu Museum” by kentamabuchi is licensed under CC BY-SA 2.0.

L’architettura e l’illuminazione lavorano insieme per generare un’esperienza sensoriale coerente ed emozionale.

L’importanza che la luce prevalga sul corpo illuminante

Tra gli elementi che più colpiscono Sergio del museo vi è l’uso di superfici traslucide che producono un’illuminazione simile a quella che filtra attraverso le chiome degli alberi.

Questa capacità di andare oltre la dimensione puramente funzionale rappresenta, per lo studio, uno dei valori fondamentali dell’architettura.

Nei propri progetti, Francesc Rifé Studio cerca di cogliere proprio questa dimensione emozionale della luce. A questo scopo, considera essenziali concetti come l’integrazione, l’ordine e la coerenza spaziale.

«Quando ogni cosa è al suo posto, è la luce, e non tanto la sua fonte, ad acquisire nel progetto il valore che merita.»

Sergio Alfonso

Aunque las referencias elegidas pertenecen a épocas, culturas y contextos muy diferentes, las reflexiones de Balzar Arquitectos, L35 Architects y Francesc Rifé Studio comparten una misma idea: la mejor iluminación es aquella que forma parte de la arquitectura desde su origen.

Ya sea a través del haz solar que atraviesa el óculo del Panteón, de las delicadas gradaciones lumínicas de la arquitectura japonesa o de los filtros de luz del Nezu Museum, la iluminación demuestra su capacidad para construir emociones, definir atmósferas y reforzar la relación entre las personas y los espacios.

Sebbene i riferimenti scelti appartengano a epoche, culture e contesti molto diversi, le riflessioni di Balzar Architects, L35 Architects e Francesc Rifé Studio condividono una stessa idea: la migliore illuminazione è quella che fa parte dell’architettura fin dalla sua origine.

Che si tratti del fascio di luce solare che attraversa l’oculo del Pantheon, delle delicate gradazioni luminose dell’architettura giapponese o dei filtri di luce del Nezu Museum, l’illuminazione dimostra la sua capacità di costruire emozioni, definire atmosfere e rafforzare il rapporto tra le persone e gli spazi.